domenica 20 novembre 2011

L’insostenibile sostenibilità del consumo.


Sono di quanche settimana fa due notizie.
A breve saremo 7 miliardi di esseri umani
e mezza Roma è rimasta bloccata a causa di una notevole massa di acquirenti che dal giorno prima erano accampati per approfittare delle favolose offerte in occasione dell’
inaugurazione di un megastore di prodotti di elettronica ed affini.
Ho colto uno stretto nesso in queste due notizie, apparentemente così distanti.

Abitando nei pressi di questo tempio del consumo, mi sono avventurato, è il caso di dirlo, per osservare questo fenomeno di massa e analizzarne i molteplici aspetti.
C’è chi ha valutato il fenomeno e riportato la notizia come segno di ricchezza del popolo lamentoso e mai contento a riprova che la crisi è una invenzione giornalistica.

Chi giungeva a conclusioni diametralmente opposte, vedendo in esso chiaro segno della crisi che costringe i più bisognosi a grandi sacrifici pur di acquistare un prodotto.
Nessuno ha approfondito quello che fondamentalmente ha spinto la gran parte di questa massa a questo che è un vero e proprio rito religioso.

Anni fa la lettura di alcuni scritti della psicologa americana
Louise J.Kaplan
mi fecero comprendere che nel mondo si sta sviluppando una nuova forma di religione,
religione nell’eccezione del suo etimo originario dal latino
Re-ligare , ovvero legame che unisce gli uomini sotto le stessi leggi e nello stesso culto.

Questo nuovo legame di popolo, in una nazione composta da infinite etnie e con una spaventosa differenza di reddito tra le vari classi è il consumo e i suoi templi sono i megastore, i mall ,
in cui gli americani celebrano i loro riti di re-ligione da cui trarre una identità comune.

La fede in questa religione trova la sua spinta nell’esaltazione dei meccanismi ossessivi compulsivi insiti nella natura umana, che se in antico erano finalizzati all’innamoramento e quindi all’unione e infine alla trasmissione della specie, ora hanno assunto connotazioni di vere e proprie
parafilie di massa.

A conferma di quanto ipotizzo sul consumismo come identità di una massa priva di identità tradizionali,
riporto il caso di un conoscente benestante che ha fatto ore di fila per risparmiare qualche centinaio di euro per comprare una playstation per il figlio da mettere sotto l’albero per Natale, solo che a Natale uscirà come al solito una nuova versione,
la vecchia costerà meno di quanto l’ha pagata ora e il figlio rimarrà malissimo per aver ricevuto un prodotto ‘’vecchio di qualche mese’’.
Il papà non si è potuto sottrarre al richiamo dell'evento mistico e ha dovuto trovare una nobile giustificazione che lo motivasse al sacrificio.
Altra conferma, gli acquirenti erano in gran parte non italiani,
ho visto etnie di tutti i tipi, gente con facce afgane, danne velate che smanettavano con l’ultimo modello iPad,
addirittura due monache polacche, monache, una altezzosa famigliola francese, vecchietti con bastone e badante.
E ho notato la differenza tra come si abbigliano per passeggiare nei centri commerciali consueti, anche li sono in tiro, ma più da struscio, con donne in mini e tacchi.
Qui invece erano vestiti come la domenica quando si va a messa.

A celebrare un rito.

Mancavano solo i cinesi, evidentemente hanno canali di approvvigionamento privilegiati con madre patria, produttrice di tutto questo ‘’Ben di Dio, o di Allah’’ (a seconda della confessione dei padri di questi nuovi fedeli del consumo ossessivo-compulsivo).

E se per Marx le vecchie religioni erano ‘’L’oppio dei popoli’’, e per esse ci sono state guerre e stragi di popoli, questa nuova fede mostra aspetti molto più pericolosi e devastanti.

Guerre per approvvigionarsi delle materie prime per realizzare gli ‘’oggetti di culto’’, con stragi disumane, devastazioni, impoverimento e asservimento di nazioni altrimenti prospere.
Devastazione di ampie porzioni di foreste, inquinamento dell’aria e dell’acqua in tutto il suo ciclo.

Questa religione, mentre tutte le altre più antiche legate al ciclo delle stagioni e delle semine si basavano sul ciclo nascita, vita, morte e resurrezione, ha come suo credo Produci, Consuma, Crepa.
Se agli albori della civiltà industriale, e nella fase iniziale di quella dei consumi, un prodotto veniva sostituito solo alla fine del suo ciclo, ora i prodotti vengono sostituiti anche dopo pochi mesi, quando sono ancora in perfette efficienza .

Se prima ad una rottura, ad un guasto, aveva una sua convenienza ripararli, ora è molto più economico sostituirli.
Se prima un’auto durava anni, ora si cambia dopo due anni.

Per questo ora i danni ambientali sono enormi, soprattutto nelle nazioni più povere, dove risiedono le masse lavoro a poco prezzo, solo le nazioni con legislazioni e società più avanzata riescono a limitare i danni di questa follia.

A queste condizioni non credo che Gaia, potrà tollerare ancora per molto l’espansione illimitata della nostra specie.
Già molte popoli sono scomparsi e con loro le loro religioni, quando non lo so, ma prima o poi accadrà anche per i fedeli del consumo ossessivo- compulsivo.

1 commento:

  1. Grandioso!
    Come sempre hai una marcia in più !
    Ultimamente ho sentito Piergiorgio Odifreddi paragonare il cristianesimo a facebook! Io l'ho sentito dal vivo ma se trovo un link te lo giro ;)

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